'DIO NON CI STO'
David Maria o della scelta
(suggestioni intorno alla figura di David Maria Turoldo)
Saggio-spettacolo di diploma del IV biennio 2004/2006
11-15 luglio 2006
ore 20,45
Teatro Garybaldi, Settimo (To)
Con gli
allievi della SAT
– Scuola professionale d’arte teatrale:
Valentina Aicardi
Cinzia Brugnola
Virginia Ruth Cerqua
Eva Maria Cischino
Daniela Garneri
Marco Ferrero
Maria Filograsso
Costanza Frola
Florian Lasne
Alice Malerba
Consolata Morbelli
Alan Mauro Vai
Chiara Vighetto
Luci
Andrea Peinetti 'Pey'
Coreografia
Luca Campanella
Collaborazione alla messa in scena
Fulvia Romeo
Giuseppe Glielmi
Messa in scena
Maurizio Bàbuin
Ho incontrato Padre David Maria Turoldo tanti anni fa ascoltando
la radio, la sera.
Mi colpì di lui la voce, profonda e graffiante, stanca ma mai doma.
Mi sorprese ancora la sua voce, intenta a leggere o meglio, restituirci
le poesie da lui composte. Si veniva toccati fortemente da una percezione
di sofferenza e tensione ideale non comune. La mia giovane età
e la “fretta di vivere” di allora non mi fece probabilmente
comprendere più a fondo questo uomo e frate e poeta.
Ricordo che anche la notizia della sua morte nel 1992 la appresi dalla
radio dove la parola è strumento principe di comunicazione insieme
alla musica e al canto.
David Maria Turoldo ha riempito la sua vita di Parola, eppur cercando
costantemente il sacro del Silenzio, dell’Ascolto. E nell’ascolto,
il Canto.
Scelse di stare ai margini, soprattutto insieme a coloro che sono stati
costretti ai margini.
E’ certo che la sua prima esistenza legata alla fanciullezza in
Friuli, dove era l’ultimo figlio della più povera famiglia
di un povero paese, ne segnò profondamente il carattere, la visione
della vita e un certo modo diretto di vivere le relazioni, sia nel pubblico
che in privato.
Tutto ciò lo pagò sempre molto caro soprattutto all’interno
dell’istituzione Chiesa dove molte volte aveva i suoi più
accaniti detrattori.
La prima domanda che mi sono posto, dopo avere iniziato a riscoprire
i testi poetici e gli scritti e le invettive di Padre Turoldo, era legata
alla possibilità di interessare e motivare i tredici allievi diplomandi
della Scuola professionale d’Arte Teatrale (SAT)
di Teatranzartedrama con un autore molto distante dai consueti canoni
cui siamo abituati in teatro in queste circostanze.
Devo dire che anche per loro la scoperta è stata entusiasmante
anche perché in Turoldo hanno ritrovato una tensione ideale ed
un’onestà cristallina che spesso si riscontra proprio in
esseri ancora giovani, e non “sporcati” quindi dai compromessi
e dall’accidia. Inoltre gli scritti e in primo luogo la sua opera
poetica e la sua “prima vita” sono stati provocante fonte
di suggestione per andare a cercare David Maria in altri che come lui
si sono armati della parola e hanno condotto le loro battaglie “in
difesa di…”. Ci piace pensare che siano gli stessi da lui
incontrati nel suo cammino di uomo profondamente colto e popolare come
ad esempio il conterraneo e accostabile: Pasolini. Toccante è la
poesia che gli dedicò in morte rivolgendosi alla di lui Madre:
fondamentale per entrambi la figura materna.
“Dio non ci sto” prova ad agire e parlare dalla centralità
di una posizione ai margini: per costrizione o per scelta. Una diversità
che pretende un impegno o una reazione scevra dai pericoli del protagonismo
e, probabilmente e inevitabilmente, sempre “resistente”: necessità
primaria in tutta la vita di Padre Turoldo e in tutti i Davide armati
di fionda contro i Golia sempre più Grandi.
Quattro sono i momenti-movimenti in cui abbiamo articolato lo spettacolo.
Un primo è un movimento dato dal ricordo: 'Prima vita:
lo stigma'.dalla
Il secondo è un momento dato dalla ferinità delle parole
in azione: 'Verba Volant'.
Il terzo è un momento dato dalla ferinità dei corpi in azione:
'Corpi soprusi'.
Il quarto è un movimento dato dalle suggestioni di contaminazioni:
'Liasons'.
Con
il contributo della Fondazione CRT
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