Logo Teatranzartedrama
Novità nel sito | Appuntamenti | Contatti | Istruzioni


teatranzartedrama

IL CERCHIO DI GESSO DEL CAUCASO
Di Bertold Brecht

Condotto da Michele Guaraldo

“per mettere in scena una qualsivoglia opera teatrale occorrono diversi materiali. Il più importante è il corpo umano”
(Vsevolod Mejerchol’d)

Il cerchio di gesso del Caucaso è la storia di un bambino, figlio del governatore di un villaggio della Georgia, che viene abbandonato nel corso di una rivolta di palazzo, e amorevolmente allevato dalla serva Groucha. Abbandonato da una madre fin troppo distratta, il neonato suscita compassione nella povera lavandaia che le fa sorgere nel cuore la vocazione per una maternità verginale, poiché vuole restare inviolata per il suo promesso sposo, il soldato Simon. Groucha risulta una figura ingenuamente saggia, rude, grezza, ma non ribelle, che dopo varie peripezie accetta perfino di sposare uno sconosciuto pur di proteggere colui che ha deciso di porre sotto la propria tutela, e che si rifiuta di consegnare alla madre naturale quando questa viene a reclamarlo. La storia del bambino che viene raccolto dalla sguattera, si contrappone a quella del giudice Azdak che una volta nominato tale a causa degli sconvolgimenti politici, amministra ogni processo con uno spirito anarchico, emanando sul suo trono sentenze stravaganti da mentitore matricolato e ubriacone. Davanti a lui viene portato il caso di Groucha e la madre naturale che entrambe affermano di volere il bambino. Qui entra in scena la sentenza del "cerchio di gesso" che rivelerà Groucha la vera madre del piccolo, ossia colei che l'ha allevato. Ed è così che tra guerre, tamburi, bandiere, soldati e processi va in scena "il cerchio di gesso del Caucaso" che si articola in due racconti paralleli che convergono nella morale Brechtiana, per cui le cose appartengono non a chi ne rivendica la proprietà per legge o per sangue, ma a colui che ne ha avuto cura e ha permesso loro di crescere. Lo spettacolo mette in risalto la differenza tra la classe dei potenti e quella del popolo alle conseguenze di un'incomprensibile guerra. La lavandaia, cocciuta e incolta, è il prototipo della miseria contadina, la vitalità di un popolo spesso vittima dei potenti e dei ricchi, comunque attaccato al senso del dovere e sorretto dall'istinto di sopravvivenza.

Lo spettacolo si presenta come una bella favola epica, piena di azioni e personaggi, in continua tensione tra il comico e il tragico, con personaggi dalle tinte forti e caricate che permettono quindi di lavorare fisicamente sui caratteri e su una coralità degli attori in scena, con la possibilità di sperimentare anche una pluralità di linguaggi: non solo la recitazione ma anche la danza e il canto.
Nella prima parte del laboratorio, verrà affrontato il testo di Brecht come pretesto per un lavoro propedeutico sui caratteri, si studierà dal punto di vista fisico l’espressività di un personaggio attraverso microstrutture di movimento, posture fisiche, interazione tra i caratteri. Attraverso esercizi propedeutici si lavorerà sulla presenza dell’attore all’interno dello spazio scenico, sulla relazione tra attore e attore in un dato spazio, sull’utilizzo dello spazio scenico vuoto che diventa spazio espressivo grazie alla presenza e al movimento degli attori.

 

Giorni:
Lunedì e Mercoledi dalle 20.30 alle 23.30, dal 20 gennaio a giugno 2010
Quota di partecipazione:
tre quote da 280 € + 20 € di iscrizione comprensiva di tessera ARCI